I Grandi della nostra Storia
La storia di Santa Maria Capua Vetere è legata a grandi figure che hanno lasciato un segno indelebile. Spartaco, il gladiatore ribelle, Caio Cneo Nevio, poeta e innovatore della cultura romana, e Giuseppe Garibaldi, il condottiero che guidò i garibaldini contro i Borbone, sono solo alcuni dei protagonisti. Ogni personaggio rappresenta una pagina importante del nostro passato, ricca di valori, ideali di libertà e lotte che hanno forgiato l’identità della città e ispirato intere generazioni.
Spartaco
Da Santa Maria Capua Vetere partì la rivolta di Spartaco, il gladiatore che osò sfidare Roma con il suo coraggio, lottando per il riscatto degli schiavi e la conquista della libertà. Di origine tracia, giunse nel 75 a. C. alla scuola del lanista Lelio Barbato, dove si addestravano gli schiavi destinati a diventare gladiatori. Scavi recenti, condotti nell’ambito del PIT “Antica Capua”, hanno portato alla luce i resti della cavea dell’anfiteatro di età repubblicana, contiguo al maestoso anfiteatro imperiale che tutti ammiriamo. Siamo all’interno di un vero e proprio “quartiere” degli spettacoli: di fronte ai due anfiteatri, dall’altro lato della via Appia, sorgeva un edificio teatrale i cui resti nel Settecento erano ancora ammirati da Alessio Simmaco Mazzocchi. Qui, nell’anfiteatro recentemente rivelato dagli scavi, Spartaco diede inizio alla straordinaria avventura che lo vide alla testa dei rivoltosi che si ribellarono a Roma: partito da Capua con 74 schiavi, riuscì, nel giro di poco tempo, a creare un vero e proprio esercito di 70.000 insorti e a conquistare quasi tutta l’Italia meridionale, costringendo il senato romano a intervenire. La sedizione, com’è noto, fu repressa brutalmente da Crasso e nel 71 a. C. Spartaco trovò la morte nell’ultima battaglia campale, nelle gole di Tremonti. Dopo la sua sconfitta, lungo la via Appia, da Capua a Roma furono disposte in successione, a distanza di trenta/quaranta metri l’una dall’altra, 6000 croci, da ognuna delle quali pendeva, nudo, uno schiavo: un macabro itinerario che doveva essere di monito per chiunque osasse ribellarsi all’Urbe. Intorno alla figura di Spartaco e alla sua storia si costruisce nei secoli un vero e proprio mito: pensare a Spartaco fa infervorare gli animi per quella lezione di libertà che promana dalla sua storia; far rivivere la sua epopea significa battersi per poter essere uomini liberi. Il mito di Spartaco rivive soprattutto nell’Ottocento, quando, in un clima politico ricco di nuovi fermenti rivoluzionari, scrittori, storici, uomini politici idealizzano Spartaco come paladino delle masse e leader di un vero e proprio sommovimento sociale nella storia romana. La sua parabola accende l’animo dei letterati e degli artisti risorgimentali che riconoscono un valore esemplare alla vicenda rivoluzionaria dello schiavo trace e ne traggono stimolo e forza a proseguire nella battaglia per l’indipendenza e l’emancipazione dallo straniero. A Spartaco furono dedicati romanzi, musiche, tragedie: da Alessandro Manzoni, che con la sua tragedia intendeva eternare la vicenda dell’uomo che tentò di spezzare le catene della schiavitù, a Raffaello Giovagnoli, uomo del Risorgimento e garibaldino, che con il suo romanzo storico (Spartaco. Racconto storico del secolo VII dell’era romana) infiammò l’eroe dei due mondi e contribuì alla diffusione del mito a livello internazionale, dalle tragedie di Ippolito Nievo e Giulio Carcano alla statua di Vincenzo Vela dal forte impatto realistico, che oggi fa mostra di sé nel palazzo Comunale di Lugano. Quella di Spartaco è, dunque, una storia avvincente, che ha lasciato un segno profondo nell’immaginario collettivo e che inorgoglisce soprattutto la nostra comunità.
Caio Cneo Nevio
Nato a Capua nel 275 a.C. morto ad Utica 201 a.C. Di origine plebea, autore di teatro e poeta epico, Nevio innovò la cultura romana con l’introduzione di nuovi generi letterari. Della sua produzione teatrale – praetextae, cothurnatae e palliatae – restano solo titoli e frammenti, come anche del Bellum Poenicum, il primo epos dedicato alla storia di Roma. Spirito libero e indipendente, non esitò ad assalire “sulla scena con gli spiriti dell’antica commedia ateniese personaggi illustri del suo tempo” aprendo un’aspra e celebre polemica contro la potente famiglia dei Metelli che gli valse il carcere.
Annibale
Nato a Cartagine nel 247 a.C. morto a Libyssa nel 183 a.C. È stato uno dei maggiori generali di tutti i tempi. Guidò le truppe cartaginesi contro Roma. Durante la seconda guerra punica si fermò a Capua dal 216 al 211 a. C.: furono gli anni degli “ozi capuani”, passati alla storia per l’effetto negativo che produssero su Annibale e il suo esercito, indeboliti dai troppi beni e dai piaceri eccessivi della città.
Roberto d’Angiò
Nato presso la Torre di S. Erasmo 1278 – Napoli 20 gennaio 1343. Figlio del re Carlo II d’Angiò e della regina Maria Arpad d’Ungheria, fu incoronato Re di Napoli nel 1309. Nella città natia trascorreva il periodo estivo; qui fece costruire la chiesa di San Lorenzo, l’ospedale e concesse il mercato con particolari benefici per la città.
Nicola Salzillo
Nato a Santa Maria nel 1672 muore a Murcia (Spagna) nel 1727. Scultore del legno di grande fama, molto apprezzato nella regione di Murcia ha lasciato sculture importanti, di cui alcune conservate nella chiesa di Chiesa di S. Maria delle Grazie a Santa Maria Capua Vetere.
Alessio Simmaco Mazzocchi
Nato a Santa Maria Maggiore (oggi Santa Maria Capua Vetere) il 21 ottobre del 1684 muore a Napoli il 12 settembre del 1771. Filologo, letterato, archeologo, “totius Europae Litterariae miraculum”, secondo la definizione del segretario della Academie des Inscription et Belles Lettres di Parigi 9.
Giuseppe Garibaldi
Nato a Nizza il 4 luglio 1807 – Caprera 2 giugno 1882. Giunse in città a settembre del 1860 istituendo il quartier generale dell’esercito garibaldino presso palazzo Teti, dove è apposta la targa commemorativa. Da qui si mosse con i suoi soldati per affrontare e sconfiggere le truppe borboniche presso il Volturno nei giorni del 1 e 2 ottobre. Restò, fino alla morte, in contatto con “la cara popolazione di Santa Maria…”.
Antonio Tari
Nato il 4 luglio 1809 a Santa Maria Maggiore (dal 1862 Santa Maria Capua Vetere) muore a Napoli il 15 marzo 1884. Nacque nello stesso palazzo che aveva dato i natali ad Alessio Simmaco Mazzocchi. Filosofo ed insigne giurista, nel 1861 fu eletto deputato ma rifiutò l’incarico per dedicarsi all’insegnamento universitario. Fu il primo docente di filosofia estetica dell’università.
Errico Malatesta
Nato a Santa Maria Capua Vetere 4 dicembre 1853 – Roma 22 luglio 1932. “Nell’agosto 1872 fondò – insieme con A. Costa, C. Cafiero, T. Zanardelli, C. Ceretti, S. Friscia – la sezione italiana dell’Associazione internazionale dei lavoratori (AIL), che si contraddistinse per l’intransigente opposizione al Consiglio generale di Londra dell’Internazionale, diretto da K. Marx. La scelta di campo libertaria degli internazionalisti napoletani e più in generale italiani negli anni Settanta del XIX secolo ebbe come suo più importante riflesso l’egemonia anarchica sul nascente movimento operaio e socialista italiano”.
Raffaele Perla
Nasce a Santa Maria il 23 novembre del 1858, muore a Roma l’8 dicembre del 1936. Medaglia d’oro alla licenza liceale nel 1876, specializzato in paleografia e diplomatica presso l’Archivio di Stato di Napoli, Perla coltivò inizialmente interessi storico-giuridici, laureandosi a ventuno anni in giurisprudenza all’Università di Napoli. Specializzato in paleografia e diplomatica presso l’Archivio di Stato. Intraprese quindi l’esercizio della professione forense. Fu Presidente del Consiglio di Stato e Parlamentare del Regno dal 1900. Fu nominato Senatore a vita dal 1909.
Pietro Ingrao
Nato a Lenola 30 marzo 1915 – Roma 27 settembre 2015. Giornalista, politico. “Quando mio padre vinse il concorso di segretario comunale a Santa Maria Capua Vetere, alla mia famiglia sembrò una svolta… ho ancora vivo il ricordo del primo giorno che varcai la porta del ginnasio… Ci mandò anche a scuola di disegno e mi iscrisse al conservatorio di Musica che era un vanto di Santa Maria: a studiare violino…”.